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I soldi ci sono, l'idea pure: ora voi metteteci il talento

09/06/2017

Dal giovane in cerca di risorse per realizzare un progetto all'imprenditore che ha l'intuizione e il denaro e cerca la "sua" squadra: in Ticino s'inaugura un nuovo concetto di start-up.

 

Anche questo è mondo cambia: e aggiorna le parole delle quali ha abusato fino a snaturarle, renderle ormai vuote. Per esempio, "start-up": ce l'hanno in bocca tutti, utilizzata talvolta fuori luogo come sinonimo di azienda. Finora, fra tanti un po' scorretti, il significato più appropriato era quello che rappresentava un gruppo di cervelli, spesso freschi di titolo universitario o di talenti comunque ancora da mettere alla prova, all'inseguimento di un'idea innovativa; spesso soluzione a un problema riconosciuto, vuoi nel mondo dei trasporti, nel settore dell'energia o chi ha più fantasia più ne metta.

Fa scuola il Cp Start-up - D'ora innanzi, però, si cresce. Fa scuola il Centro Promozione Start-Up Usi Supsi, dove si sperimenta il primo modello di start-up che nasce non dall'impulso di chi ha un progetto e manca dei soldi, ma di chi ha l'intuizione, le risorse ma non le qualifiche utili a tradurlo in atto. C'è l'idea, non ancora la squadra; così, ci si rivolge a potenziali start-upper ancora privi di un percorso da seguire, desiderosi di condividerla assieme al rischio d'impresa.

Non impiegati, ma azionisti - Niente assunzione, posso fisso tradizionalmente inteso. Si diventa soci, futuri azionisti e ci si mette ciascuno del proprio. Chi i quattrini, appunto; chi, selezionato tramite bando, la testa e le capacità, oltre a una parte di capitale sociale. «Il potenziale è notevole», riflette Umberto Bondi, referente Usi del Cp start-Up, dove all'inizio di questa settimana è stato lanciato il primo progetto. Un sistema di comunicazione intelligente ed emotiva, www.voice4people.com: dettagli sul bando pubblicato giusto l'altro giorno, che attende di trovare il team adatto e che oggi passa in secondo piano dinnanzi alla novità del metodo che usa per prendere forma.

Una prima in Ticino - La richiesta è giunta mesi fa, del tutto inattesa, da parte di un imprenditore che ha carezzato il sogno fino a che si è reso conto di non essere in grado, da solo, di trasformarlo in realtà. E ha proposto, dunque, una sorta di "business collaborativo" già testato in altre capitali d'Europa, ma ancora straniero in Svizzera. «Per noi è una novità, abbiamo dovuto lavorare sodo per creare le strutture che mancavano». Ma il primo traguardo è stato ormai tagliato. «Per un giovane è una grossa opportunità. È già tutto pronto: non deve investire tempo nella ricerca di soldi, nella stesura di un piano efficace o imparare a parlare al pubblico e a convincerlo. Solo metterci competenze».

Mettersi in gioco non è mai frustrante - Per un ragazzo ambizioso, può risultare forse un po' frustrante partire da una visione avuta da altri. Per Bondi, però, è solo un nuovo paradigma carico di fascino. «Negli anni '80 si entrava in un'azienda e non si usciva più. Negli anni Novanta si era ancora dipendenti, ma si cambiava posto. Poi sono arrivate le start-up e la ricerca di finanziatori. Adesso la start-up si evolve: ma resta una maniera di mettersi in gioco. Non è un semplice impiego, qui si fa impresa». Per qualcosa del genere in Ticino c'è terreno? «Stiamo a vedere. Le premesse ci sono».